L’ovvio e Procuste

28 Dic 2025|Graffiti

Noi tutti, inconsapevolmente, siamo immersi nell’ovvio.
Nel nostro vivere quotidiano i gesti, le parole, gli oggetti, i valori, i significati, le azioni sono per noi istantaneamente decodificabili.
Se vedo una sedia non penso ad altro che ad essa. Sarei folle se mi mettessi a studiarla per cercare di capire cosa sia.
È semplicemente una sedia!!!!
Eppure questo passaggio, che appunto è per noi “ovvio”, nella realtà non lo è.
Il nostro stare nel mondo, inevitabilmente, deriva da una “visione del mondo”(Weltanschauung) o, per meglio dire, da “visioni “ di esso che, in quanto condivisibili e comunicabili con miliardi di essere come noi, ci permettono, appunto, di vivere.
Un mito greco ci aiuta a comprenderne la profondità e la complessità.
Procuste, nella versione riportata da Karl Kerényi, si trovava sul monte Coridallo, e la sua caverna era esattamente sulla via Sacra che da Eleusi andava ad Atene.
Egli era nominato “il tenditore” e possedeva un letto sul quale faceva stende gli ignari viandanti e poiché il letto era sempre troppo grande egli stirava colui che vi giaceva, torturandolo brutalmente.
Si affermò più tardi che egli possedesse due letti uno grande e uno piccolo e obbligasse i viandanti più piccoli a stendersi sul letto grande e viceversa per rinnovare il suo macabro rito.
Fu sconfitto da Teseo che lo fece stendere nel suo stesso letto e lo uccise nella stessa maniera con la quale uccideva i passanti liberando la via Sacra da tutti i pericoli mortali.
Il letto di Procuste rappresenta simbolicamente la nostra visione del mondo, il nostro ovvio.
Come “il tenditore” noi inglobiamo la realtà nel nostro letto, stirandola quando è troppo piccola o amputandola quando straripa, per poterla contenere in noi stessi.
Continuamente immersi in un gioco fra l’attore e lo spettatore, fra l’osservatore e l’osservato, la nostra conoscenza non può fare altrimenti che usare “letti”.
Ma, seppur vitale, vi è un aspetto pericoloso, come nella storia di Procuste, che non dobbiamo mai dimenticare e che va ben oltre il “semplice” conoscere.
L’ovvio, lo scontato, reiterati, diventano modelli di comportamento, schemi mentali, modi di vivere (quelli che Heidegger definì “il mondo del Man”, il mondo dei “si dice così”, “si fa così”, “si pensa così”, “si parla così”) che, in determinate circostanze, possono perdere la loro vitalità e divenire vere e proprie gabbie.
Le nostre sensazioni di inadeguadezza, le nostre tristezze, le nostre ansie, i nostri malesseri sono tutti condensati lì.
Paradossalmente, invece dell’eroe Teseo, finiamo per essere noi stessi a stenderci sul “letto” e massacrarci.
Il nostro esistere è immerso in un flusso mentre il “letto” rappresenta la staticità e, per quanto possa “servire”, ha bisogno di essere sempre rinnovato.
L’ovvio non può essere monocromatico, ha bisogno sempre di essere alimentato da nuove sfumature solo così può avere un senso vitale; può divere un “ovvio” dal quale ripartire.
Per questo motivo quando sentirete dire, o sarete voi stessi a dire: “È ovvio!!”, lasciate sempre in voi libera una piccola parte che sappia invece alimentarsi alla fonte un salvifico “dubbio”.

Francesco Paolo Criscuolo

Francesco Paolo Criscuolo

Sono Francesco Paolo Criscuolo, classe 1974.
Seppur laureato in Filosofia, mi sento semplicemente un apprendista filosofo che da decenni segue le sue passioni e inclinazioni. Da sempre in me è innata un'attenzione alle cose che mi circondano andando sempre oltre l'evidente e mai ho lasciato che esse scivolassero nella mia vita senza tentare di osservarle, annusarle, sentirle. Nella primavera del 2024 ho pensato di condividere il mio percorso creando il Campo di Cinabro, voluto ed immaginato come un luogo itinerante di dialogo dove incontrarsi, fermarsi, restare e abitare.

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