“Da qualche parte nell’incompiuto” è un meraviglioso libro-intervista al filosofo Jankélévitch che permette di avvicinarsi alla ricchezza, alla profondità e forza morale di questo pensatore, tra i più originali della filosofia contemporanea.
Ho scelto di condividere con tutti voi alcuni estratti dal capitolo “Il rumore del silenzio” che ho trovato potentissimi e esteticamente sublimi.
Buona lettura e buona riflessione.
“Si è tentati di dire che il silenzio è una conquista dell’uomo. Ma poiché la parola creatrice, la parola poetica è a sua volta questa conquista, poiché il rumore delle macchine e dell’attività umana è anch’esso, a suo modo, una conquista positiva sul grande ‹‹eterno silenzio degli spazi infiniti›› senza atmosfera, sarebbe meglio dire che il silenzio umano è a sua volta una conquista su questa conquista. Silenzio dei rumori o silenzio delle parole, il silenzio ha bisogno di essere preservato a ogni istante e contro ogni aggressione, così come il segreto deve essere protetto contro la tentazione di divulgarlo. Il silenzio è una contemplazione clandestina che, come la notte, sospende le occupazioni ciarliere del giorno, mette un freno all’eloquenza dei retori, impone una sordina alla frenetica agitazione degli affari umani. […] È nel silenzio che si distingue e si coglie nei dettagli il rumore del mondo, lo stridere di un coleottero, l’ansito degli animali notturni, il cadere di una pietra, lo scricchiolio di un ramo secco. Le musiche della natura popolano il fantasticare del passeggiatore solitario; umili, piccole fate animano così i deserti della vita. […] Il silenzio è un invito all’approfondimento: ora, questo invito non avrebbe senso e non sarebbe una vocazione se non ci fosse il movimento temporale, vale a dire l’attesa appassionata o ansiosa dell’uomo che spia dei passi nell’oscurità, coglie un sussurro furtivo nell’ombra, un fruscio tra le foglie. Quando il silenzio si allea con la notte, si scopre che la purezza del silenzio si scompone paradossalmente in una moltitudine di lievi scricchiolii. Questi scricchiolii non rompono il silenzio, ma lo rendono al contrario più silenzioso, così come le stelle, anziché imbiancare il cielo notturno, rendono la notte più profonda e nera. […] Il silenzio, fuggendo il rumore fin nelle profondità abissali, ci invita a scavare ancora, a sorprendere un mistero più misterioso. I pitagorici parlavano, come sappiamo, di un’armonia delle sfere, e dicevano che l’uomo non l’avverte più, poiché essa è costante. L’armonia degli astri non potrebbe essere semplicemente l’immensa sinfonia dei grilli della notte, profonda come il mare?”*
* Vladimir Jankélévitch, Béatrice Berlowitz,Da qualche parte nell’incompiuto, Einaudi, Torino, 2012, pp. 151 – 153 – 154


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