C’è chi non può non porsi domande.
C’è chi non può non avere risposte.
Sarà un’esagerazione, eppure il genere umano si divide esattamente in queste due categorie (con una nettissima prevalenza dei secondi).
Sia chiaro, nessuno di noi può vivere senza basare la propria esistenza su determinate certezze, e tutti, anche inconsapevolmente, lo facciamo. Abbiamo tutti bisogno di punti fermi, di ancoraggi e sappiamo chiaramente che il tempo della decisione, dalla più piccola alla più grande, arriva sempre e noi non possiamo fare altro che prenderla…imboccare la strada…e andare. Quello che però può fare la differenza è il modo in cui siamo arrivati a quella decisione. Il cammino fatto per poi scegliere di imboccare la strada a destra o quella a sinistra.
Noi tutti siamo figli di quello che abbiamo appreso, di quello che ci hanno insegnato, delle esperienza fatte, delle regole introiettate, della morale dominante che si insinua sotto la nostra pelle e proprio per questo noi tutti rischiamo di costruire la nostra vita sui “si dice così”, “si fa così”, “si pensa così”. Certo questo ha i suoi aspetti vantaggiosi, se tutti fanno così ci sarà un perché, conviene, in fondo così si disperdono poche energie e poi, diciamocelo chiaramente senza giri di parole, troppe domande possono creare angoscia.
Eppure ci sono donne e uomini che non riescono a non chiedersi i “perché” e questo è “semplicemente” un modo di porsi nei confronti degli accadimenti della vita ed è tutt’altro dall’essere pignoli o “pesanti” ma viene dalla curiosità, dalla consapevolezza che il nostro mondo è una costruzione umana e pertanto fallibile com’è la nostra natura.
Riflettere, porsi domande è semplicemente ricercare costantemente un giusto spazio vitale, un giusto gesto, riconoscere che l’altro è un mondo e le “fragili parole” hanno un loro peso ma soprattutto essere pronti ad assumersi le proprie responsabilità e sapere chiedere scusa.


Quando una domanda è autentica, raramente è comoda perché una domanda mette in crisi abitudini, sicurezze, convinzioni radicate e certezze. Sarà questo il motivo per cui ci si rifugia nel “si è sempre fatto così”. Per un bisogno (inconscio) di protezione.
Resta il fatto che continuare a interrogarsi è un atto profondamente umano..non necessariamente per trovare una o più verità definitive, piuttosto per restare in relazione con la complessità del proprio mondo e di quello degli altri.