Veramente è possibile “raccontare” una vita?
Questa folle e strana domanda rimbalza dentro me da anni e mi sta spingendo verso orizzonti di pensiero sempre più profondi partendo, però, da una constatazione alquanto semplice e ovvia:
“Il nostro quotidiano è intriso di infinite storie”
Il nostro presente è un continuo raccontarsi che, seguendo ricordi passati, sporge sempre verso un futuro che non c’è ancora.
La parola, però, è sempre “un dopo”, c’è sempre in essa un richiamo ad una memoria. Ma quella memoria ci dice il “vero”? Quella parola riesce a mostrare “ciò che è accaduto”?
E poi: è davvero il “vero” quello che cerchiamo quando raccontiamo? O cerchiamo altro – suggestioni, orme, tracce di qualcosa che non si lasca dire del tutto?
In questo incontro, per tentare di dare una forma a queste abissali domande, vi propongo di seguirmi in un percorso fatto di 3 tappe (Il Ricordo, la Traccia e Il Testimone – Il paradosso di Ulisse – Il Grande Racconto), affidandoci al pensiero di Jacques Derrida e di Adriana Caravero, per arrivare, tutti insieme, ad una possibile risposta ricordandoci, però, che anche essa, come tutte, non potrà essere mai quella definitiva.
Tre tappe
- Il Ricordo, il Testimone e la Traccia
“Dove nasce ciò che poi diventa narrazione? Cosa resta e cosa si perde? Ogni parola lascia un segno: lo custodiamo per ricordare o per continuare a trasformare?”
- Il paradosso di Ulisse
“Ogni racconto è rivolto a qualcuno ma cosa accadrebbe se ascoltassimo da altri il racconto della nostra vita?”
- Il Grande Racconto
“E se tutto appartenesse ad un racconto iniziato agli albori del nostro “diventare umani”?

