Il paradosso del Corpo

Corpi che parleranno e che rifletteranno di corpi, è questo l’incredibile paradosso nel quale saremo catapultati nell’incontro di giovedì.

Eppure la nostra condizione umana vive di questo paradosso. Contemporaneamente siamo un corpo e abbiamo un corpo. Oscilliamo tra questo essere e avere, entriamo ed usciamo da queste due dimensioni senza sosta.

Emblematico è l’esempio di Husserl della mano che tocca l’altra mano. In quell’istante il corpo diventa toccante e toccato, sensibile a se stesso, è allo stesso tempo “corpo-cosa” e “corpo-vivo”, “corpo-vissuto”, “corpo-proprio”.

Nonostante gli sforzi di Husserl e di tanta filosofia primo-novecentesca, la questione del corpo risulta essere ancora totalmente irrisolta.

L’intera tradizione del pensiero occidentale moderno, fino ai giorni nostri, è stata pesantemente influenzata dalla scissione cartesiana tra mente (res cogitans) e corpo (res extensa).

Da un lato abbiamo il corpo,l’estensione, oggetto di studio delle scienze empiriche, che si può misurare e quantificare: un corpo biologico, oggettivo, una somma di membra, un corpo meccanico che si può tentare di aggiustare come fosse una macchina e d’altro lato il pensiero, lo spirito, l’anima, il soggetto riflessivo, l’Io, lares cogitans.

“Sommerso dai segni con cui la scienza, l’economia, la religione, la psicoanalisi, la sociologia di volta in volta l’hanno connotato, il corpo è stato vissuto, in conformità alla logica e alla struttura dei vari saperi, comeorganismoda sanare, comeforza-lavoroda impiegare, comecarneda redimere, comeinconscioda liberare, comesupporto di segnida trasmettere.”[1]

Ed ora che siamo pienamente immersi in questa immane rivoluzione digitale che sembra spazzare via lo stesso corpo, inevitabilmente ritorna atroce la domanda: come può il corpo annullare il corpo? Potremo ancora parlare di “umano”?

Ci ritroviamo nuovamente nel paradosso ma questa volta veramente drammatico.

In questo nostro incontro proveremo tutti insieme, per quanto possibile, a recuperare un pensiero del corpo che possa vivere “la soglia”, quella linea immaginaria che separa l’essere corpo e l’avere un corpo.

Proviamoci.

[1]Umberto Galimberti,Il Corpo, Feltrinelli, Milano, 2010, p.11

Un luogo per fermarsi

Il Campo di Cinabro nasce come esperienza itinerante: un luogo in cui incontrarsi, soffermarsi, dare tempo al pensiero e alla presenza reciproca.

Qui la filosofia non si studia: si abita. È esperienza, corpo, parola che risuona tra le persone.

Anche in questo appuntamento, l’incontro diventerà laboratorio di riflessione collettiva, una comunità temporanea che si forma attorno a una domanda condivisa.

Conduzione dialogica: Francesco Paolo Criscuolo

Ospite musicali: Achille Campanile

Prenotazioni

Carmen · 331 434 9899

Francesco · 346 093 5381

Dove

Partenòpera - Via Atri 33 - Napoli

Quando

26 Marzo 2026

A che ora

19:30